L’isola dei battiti del cuore

Shinzō-on no Ākaibu, l’Archivio dei Battiti del Cuore.

Già sapere che, dopo Quel che affidiamo al vento, Laura Imai Messina torna in questo romanzo a parlare di un luogo reale e suggestivo del Giappone, è bastato ad incuriosirmi e a spingermi a leggerlo.

Quello che ci ho trovato dentro poi è più ampio e complesso.
Il luogo rimane lì in attesa del suo momento, in attesa di dare un senso nuovo a tutta la storia, nel frattempo c’è un uomo che torna nella casa d’infanzia e si rende conto che i suoi ricordi rappresentano solo una versione, quella della madre, della sua infanzia; c’è un bambino che vive avventure piene di fantasia in una vita di solitudine e ricerca di affetto.

C’è una visione dell’infanzia che mi affascina da quando ho scoperto i veri autori per l’infanzia, quelli che non pensano di doversi “abbassare” al livello dei bambini per scrivere per loro ma quelli che si elevano al vero senso della visione bambina del mondo.

“E’ che gli adulti idealizzano i bambini. Li immaginiamo solo piccoli, buoni ed elementari. I bambini invece sono molto più complicati e malinconici di quanto pensiamo noi adulti. Sono cupi, affrontano pure l’inferno con l’unica differenza che hanno meno strumenti degli adulti per farlo. E gli strumenti anche prodigiosi che hanno, come l’irrazionalità, l’immaginazione sfrenata, quella capacità di ridere delle cose più sceme e ripetere uno scherzo all’infinito, ecco, quegli strumenti che potrebbero dargli un vantaggio, noi adulti non li accettiamo. Se ci fai caso i bambini vengono presi sul serio solo quando sono razionali, chiari, quando si spiegano bene… insomma, quando non sono bambini.”

La storia
Shūichi, l’uomo protagonista del romanzo, è un noto illustratore ossessionato dal suo cuore, che ausculta con insistenza ogni giorno. Dopo la morte della madre torna nella casa della sua infanzia, intenzionato a far sparire tutto pur di non ritrovarsi a mettere in discussione ogni piccolo evento. I suoi ricordi infatti risentono della visione della madre della felicità, per lei credere di essere felici è già di per sé parte della felicità, ha quindi fatto in modo che Shūichi-bambino costruisse dei ricordi “rivisti e corretti” rispetto agli eventi reali: ogni piccolo dramma d’infanzia gli è stato raccontato in una versione migliore del fatto realmente accaduto creando in Shūichi una confusione di fondo che ha condizionato la sua vita da adulto.

Tutto cambia nel momento in cui entra in scena Kenta, un bambino solo ma pronto a vivere prodigiose avventure.

Shūichi e Kenta costruiranno un’amicizia che permetterà all’adulto di rivedere il suo passato, dar valore anche ai drammi e trovare la strada per aprirsi alla felicità; al bambino nuova fiducia in se stesso e negli altri.

La costruzione del loro rapporto costituisce la trama, tra nuovi incontri, ricostruzioni di eventi passati, conoscenza di sé e accettazione degli altri; solo quando il rapporto sarà consolidato il viaggio diventa fisico e porterà i protagonisti a Teshima, un’isoletta remota nel sud-ovest del Giappone, dove sorge l’Archivio dei Battiti del Cuore.

Un luogo suggestivo che racchiude tutto il senso del libro, un viaggio, anche se solo immaginato (almeno per ora!), che mi ha tenuta incollata al libro con delicatezza, curiosità e tanto piacere.

Assolutamente da leggere.


ROMANZO PER CHI AMA LE ATMOSFERE GIAPPONESI, I RISVOLTI PSICOLOGICI DEI PERSONAGGI, LA LETTURA LENTA

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